Migliora l’economia, non il governo
Ci sono buone notizie per l’Italia? Moody’s prevede nel 2014 “il ritorno alla crescita dopo due anni di recessione”. Ma l’agenzia di rating non si sbilancia sui decimali collocando l’aumento del pil “tra lo zero e l’uno per cento”, dato ridimensionato da una disoccupazione tra il 12 e il 13. Moody’s vede però un nuovo rischio sistemico per l’Europa, non più per il debito ma se “l’escalation della crisi facesse scendere il sostegno all’austerità”, con “rischi che in Italia e Grecia i partiti anti euro prendano il potere”.
18 AGO 20

Ci sono buone notizie per l’Italia? Moody’s prevede nel 2014 “il ritorno alla crescita dopo due anni di recessione”. Ma l’agenzia di rating non si sbilancia sui decimali collocando l’aumento del pil “tra lo zero e l’uno per cento”, dato ridimensionato da una disoccupazione tra il 12 e il 13. Moody’s vede però un nuovo rischio sistemico per l’Europa, non più per il debito ma se “l’escalation della crisi facesse scendere il sostegno all’austerità”, con “rischi che in Italia e Grecia i partiti anti euro prendano il potere”. L’agenzia non dice se il rigetto sia provocato dall’eccesso di rigore e contabilità eurocratica o dal super-export tedesco (svolta invece maturata dal Fondo monetario internazionale). Anche l’Ocse individua genericamente “nuovi segnali di cambiamento positivo”. Più circostanziata la Banca d’Italia. “Arresto del calo della produzione”, “miglioramento dei conti con l’estero”, “attenuazione della debolezza del mercato immobiliare”: questi i motivi di ottimismo assieme al “riequilibrio strutturale dei conti pubblici”.
Tra i fattori di apprensione restano “gli squilibri europei” e la riduzione (uno per cento) della ricchezza delle famiglie dovuta al calo del valore delle case. Su questo punto è ben più dura l’associazione dei costruttori edili, l’Ance, che lamenta come nonostante il calo dei tassi l’acquisto di abitazioni sia diventato proibitivo per l’assenza di una qualsiasi politica di settore da parte di governo e Parlamento. A completare il cauto ottimismo c’è il successo dell’asta di Bot annuali, al tasso dello 0,66 per cento, il minimo dall’introduzione dell’euro. Fin qui la fotografia della situazione. Peccato che la battaglia sulla Legge di stabilità continui a oscillare tra il minimalismo contabile del testo del governo e le ricette sfornate a getto continuo da Pd (fronte sostegno ai redditi bassi) e Pdl (fronte prima casa e, da ieri, spiagge e demanio). Mentre le riforme pesanti – produttività, privatizzazioni delle imprese pubbliche e riduzione della spesa statale (cresciuta ai livelli di quella tedesca, ma con 20 milioni di abitanti in meno) non sono mai apparse sui radar. Come dire, con una metafora, che si ritocca il software e si offre qualche applicazione, ma non si pensa minimamente a cambiare il sistema operativo obsoleto. Così se l’Italia riuscirà ad agganciare un po’ di ripresa sarà solo per aver sfruttato la scia altrui.